Serena Maisto

Biografia

Da giovane artista, il percorso di Serena Maisto inizia con il confronto con uno degli esponenti di rilievo dell'espressionismo astratto americano quale Jackson Pollock. Le viene chiesto di realizzare un'opera per la sala d'aspetto di uno Studio fisioterapico. La sua opera è dunque destinata ad essere vista da più persone. La passione per Pollock segue Serena da parecchi anni già allora. Naturale la scelta di voler esprimere la propria arte tramite la tecnica del maestro. Altrettanto naturali e spontanei il desiderio e la necessità di voler mettere su tela le proprie emozioni ed i propri sentimenti. Da subito le opere di Serena sono caratterizzate da flussi di colore che quasi inondano la tela. L'opera è caratterizzata dalla gestualità in quanto tale. Con il passare del tempo però, il lavoro di Serena assume una direzione autonoma rispetto all'opera di Pollock. Essa si concentra sul plexiglas quale supporto per la propria arte. Serena inizia così a giocare con le trasparenze di tale materiale, con i tratti di colore e le linee, creando forme solo apparentemente casuali, e con lo sfondo della parete su cui l'opera viene poi appesa o montata. Tale sviluppo è favorito anche dall'interazione tra l'artista e lo spazio a cui l'opera è destinata. In tal modo, Serena ha l'opportunità di creare opere destinate a spazi specifici, che vanno ad inserirsi in una realtà esistente, andando ad arricchirla e, in ultima analisi, a trasformarla e renderla unica. I tratti di Serena diventano più precisi, quasi come fossero stampati. Il carattere grafico e la traccia evidenziano un'unicità tale da rendere i lavori di Serena perfettamente riconoscibili. La duttilità delle opere di Serena permette che le medesime vengano utilizzate quale spunto anche per oggetti di uso quotidiano (quali le tazzine da caffè Caffè Chicco d’Oro), oggetti per l'ornamento della casa (carta da parati Wallpepper e cucine Crystalexe & Roberto Köckli).
La forza creativa di Serena e l'abilità con l'utilizzo di altri materiali (acciaio, alluminio, vetro, legno), tecniche (pittura, incisione, linoleografia) e mezzi tecnologici (istallazioni video) permettono alla stessa di distanziarsi dall'illustre predecessore. Nascono così le sculture-luce: oggetti di rara intensità rappresentativa e bellezza.

Risale al 2014 l’ideazione e la realizzazione di tali corpi luminosi in ferro, dalle forme geometriche, che rappresentano il senso di maternità, le fasi della gestazione e della crescita dell’artista stessa, di cui si ritrova il segno alla base della scultura medesima.

La composizione di ogni singolo fusto rappresenta le fasi della visione dell’Io, che dev’essere introspettiva, osservativa ed infine rivolta verso l’esterno. All’interno di ogni singolo fusto vi è una luce, che rappresenta la propria illuminazione interiore. I fusti sono rialzati rispetto alla base, in modo tale da permettere alla luce di diffondersi nelle direzioni della vita. Questa sfida ha aperto a Serena nuove strade e nuovi obiettivi, staccandosi dalla stretta relazione tra un committente e i luoghi a cui le opere erano destinate. Essa desidera ora percorrere la via del confronto fra eventi, persone e luoghi del passato e le emozioni che questi generano nel presente. L'ultima collezione ha rappresentato una svolta nel percorso artistico di Serena. Con "Attimi", l'artista si è proposta di dialogare su diversi piani. Dapprima vi è la fotografia, laddove l'artista coglie un istante, fermando persone e cose, così come la stessa li ha percepiti. I soggetti rievocano i temi dell'arte nell'arte. Serena non si limita alla mera fotografia. Interpreta la stessa, la modifica, la ritocca. Le fotografie - in bianco e nero - perdono la contestualizzazione temporale, astraendosi da un preciso istante. Si aggiunge la pittura, dove l'artista interviene con i suoi tratti caratteristici e le colate precise di colore. Allora la fotografia riprende vita, concretezza, e diventa estremamente materica. Ne risulta un linguaggio espressivo maggiormente complesso, che si allontana dallo stile astratto, e che lascia presagire il percorso di una ricerca di interazioni tra la realtà e le sue forme, e la tecnica pittorica adottata.

Nel corso dell’utimo anno, Serena si è focalizzata sull’interazione tra fotografia e pittura. Nel maggio 2017 l’artista ha presentato per la prima volta il progetto “Time Line: my walk with Basquiat” nato dall’incontro con l’opera di Edo Bertoglio, affermato fotografo che ha immortalato Basquiat negli anni '80, presso la Cortesi Gallery di Lugano.

Il ciclo di opere dedicate a Basquiat è stato anche ospitato dalla Cortesi Gallery di Londra, a fine 2017, che ha celebrato così la prima apparizione della Maisto nella scena londinese.

Attualmente l'artista è impegnata nella ricerca e nella realizzazione di nuove opere basate sulla ricerca della forma.

Serena vive e lavora a Lugano.


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